Tutti gli uomini sono uguali.

[serio]

So di vivere in una regione razzista, decisamente più del Piemonte, ma non è detto che lo accetti - e in questo periodo ne sento il peso in modo particolare. Ho l'esercito sottocasa; una camionetta ogni sera, con un pugno di soldati eretti in posizione e pronti a perquisire chiunque considerino sospetto. Ossia straniero, o differente. Nessuno che io conosca è stato perquisito. Vedo file di stranieri in attesa del 'rito', talvolta caricati come deportati. Le strade svuotarsi, e le finestre affollarsi di curiosi. Penso di vivere in un mondo differente da quello che desidero, e da quello che mi era stato promesso.

Sono cresciuto abituato a pensare che il razzismo fosse morto per lasciare spazio a discriminazioni sottili - credendo che saremmo passati agevolmente alla fase della 'tolleranza'. E' una linea di pensiero che comunque trovo aberrante perché implica l'idea di sopportazione, di sforzo, e non si basa sulla simmetria dei gruppi. Tuttavia la considero meglio della discriminazione - aperta o meno che sia.
Discriminazione. E' la parola che mi rimbalza in testa nei momenti di silenzio tra una battuta e l'altra. La vedo volteggiare negli sguardi di paura. Doveva morire.

Sento ogni genere di stereotipi razzisti, di caratterizzazioni discriminatorie e di generalizzazioni indegne; dal 'gli islamici andrebbero uccisi perché sgozzano la gente' al 'gli insegnanti terroni non sono preparati e non dovrebbero lavorare qui'. Sento che si dovrebbero rifiutare lavoratori islamici perché meno produttivi sotto ramadan, o che un ufficio a maggioranza di donne non può sostenersi perché finiranno invariabilmente per litigare.

Ho visto un uomo chiamare i carabinieri perché picchiato dalla polizia. Piangeva.
Che fosse vero o che fosse falso, a torto o ragione, era un uomo che piangeva.

Quando per la prima volta ho visto scendere i militari in questa strada, ho fatto una previsione. I più estremisti si figuravano scenari da fascismo redivivo o da 1984 (dev'essere il libro più citato in queste situazioni... praticamente è un saggio sulla repressione, in effetti). Io mi considero più realista, e vedo la venuta dell'esercito non come l'inizio di una dittatura, ma come un mezzo per supportare uno stato di cose che è di beneficio. Cerco di essere meno vago: non penso che l'esercito ci sia perché la gente è razzista, penso che la gente sia razzista perché c'è l'esercito. Per quel poco che ho potuto vedere, penso di avere ragione. Forse è solo perché, avendo le forze dell'ordine sotto casa, i discorsi cadono più spesso sulla convivenza tra le razze - o forse, come penso sia il caso, da quando è arrivato l'esercito c'è stata una impennata nei pensieri e nelle condotte xenofobe.
Brevemente, così mi immagino il pensiero di chiunque abbia un fondo di razzismo, o comunque sia un po' ingenuo quando si tratta di manipolazioni:
c'è l'esercito --> quindi l'esercito serve --> quindi c'è una 'emergenza immigrati'.
L'esercito, e questo direi che è un dato *oggettivo*, è una reazione SPROPOSITATA a dei problemi, cioè quelli dell'immigrazione clandestina e della microcriminalità. Sono in realtà, e questo penso di poterlo affermare con certezza, problemi di portata tutt'al più moderata. Sono sicuro, assolutamente, che non siamo realmente in stato di emergenza.
Ma la verità è nascosta perché è nascosta già la criminalità. Ciò che noi vediamo sono le reazioni per ristabilire l'ordine. Questo è il ruolo di polizia e carabinieri (e in casi *assurdamente eccezionali* dell'esercito). Se noi vediamo le forze dell'ordine, assumiamo che l'ordine pubblico sia stato turbato. E' un'assunzione. Potrebbe essere erronea. Penso che lo sia, e penso che non tutti ci pensino.

Vedere l'esercito GENERA, o almeno alimenta, nella collettività l'idea di una "emergenza immigrati". Penso onestamente che il mio ragionamento non faccia una grinza, e che sia comprensibile anche solo seguendo il senso comune. Mi si corregga se sbaglio. E' ovvio che non posso sapere neanch'io la verità, ma c'è la POSSIBILITA' che l'esercito sia utilizzato per alimentare la xenofobia e INVENTARE un'emergenza. Penso anche che questo alimenti personalità e partiti che fanno dell'intolleranza il loro valore basilare. Sebbene sia possibile che un'emergenza esista effettivamente, dopo due anni vissuti in un 'quartiere a rischio' posso dire che del supposto iceberg non ho visto neanche la punta.

Quanti prendono in considerazione questa possibilità, effettivamente? E quanti condannano sommariamente, senza sapere? Questo E' moderno razzismo, io credo. Un paese razzista non è la mia casa.

Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Tutti gli uomini sono uguali, pari di fronte alla legge e innocenti fino a prova contraria - così dovrebbe essere agli occhi delle istituzioni e del proprio prossimo.

Leggo l'Articolo 3 della nostra Costituzione, soprattutto nella sua seconda parte, e mi sento derubato e tradito.



Ennesimo caso umano

Come ho già fatto notare in altri post, il modo più rapido per trovare casi umani è offrire un posto letto. Il nostro ultimo "caso" ha l'improbabile nome di Raymond, e la probabilissima personalità di un colossale rompicoglioni. Lavoratore, immagino trentenne, si presenta da noi con occhiali da sole (che non toglie mai) e maglietta attillata che risalta i pettorali artificiali. Con voce impostata mi chiede quanto costi la camera singola. "Sono 250 euro spese *condominiali* incluse, poi ci sono le bollette, e siamo su un 20-30 euro al mese". Incazzato, mi guarda da dietro i suoi occhiali - che lo fanno sembrare una grossa mosca - e tuona "no, perché se uno legge un annuncio che dice 250 euro SPESE COMPRESE, immagina che siano DUECENTO euro di affitto e CINQUANTA di spese".

Rimango un attimo basito, ma non faccio cadere la faccia da poker. "no, sono duecentocinquanta euro di affitto. Spese condominiali incluse."
Inizio il tuor della casa con lo spirito leggero di chi inizia la Via Crucis. Prima fermata: il salotto/cucina. Raymond, con incedere deciso, apre il frigo. E il freezer.
PERCHE'.
Poi, non contento, comincia a chiedere quali elettrodomestici funzionino: il frigorifero funziona? Il forno a microonde funziona? Il freezer funziona? (no) Il forno funziona?
Seconda tappa: la camera.
Raymond: "ma i mobili restano?"
Io: "Si".
...anche l'armadio? Anche la scrivania? Anche la libreria? Anche il comodino? Anche il poggiascarpe?

Raymond: "ma sono già finiti gli spazi comuni?"
"no, ci sono anche i bagni".

...e a proposito, dopo che se n'è andato mi ha chiamato il giorno dopo per chiedere "ma le spese eccezionali le paga il padrone di casa? Ad esempio SE SI ROMPE IL BAGNO?"
"Uh... credo di si"

Insomma, scegliamo per occupare le singole assolutamente altre persone... due ragazze lavoratrici.

E l'altroieri Raymond mi richiama per vedere la DOPPIA. Lo faccio venire e la prima cosa che chiede è "vedo che ci sono due armadi... si fa uno a testa?"
Dopo che è stato liquidato, mi richiama ieri chiedendomi se avevamo deciso chi prendere nella doppia. Gli dico "ti faccio sapere tra qualche giorno". Risposta sua: "ah ok... mi fai sapere stasera o domani sera?"
Troppo stanco per recriminare rispondo 'domani sera', e STAMATTINA Raymond mi telefona chiedendomi se avevamo deciso.
"Si, abbiamo dato la doppia ad un altro ragazzo" (spudorata menzogna). Per favore non richiamare mai mai più.

Mmh, l'ultimo post è serioso (anche se secondo me interessante, consiglio comunque di leggerlo), il penultimo anche, il terzultimo pure quindi... ripariamo, hum? Questo era un post che volevo scrivere da un mucchio di tempo e attendevo il momento giusto. Vedete, Google Analytics analizza questa pagina, il che mi dà un mucchio di informazioni, tipo quanta gente passa sul sito, da dove proviene (so da dove vengono le visite dalla Spagna, da Milano e da Torino, ma non so chi mi legga da Roma), che browser usa... ogni tanto mi diverto a curiosarci. Ma una funzione su tutte è davvero, DAVVERO interessante: cioè "quali ricerche fa la gente su Google per arrivare al mio blog?"

La prima volta che l'ho visto non volevo crederci. 3/4 abbondanti delle ricerche hanno a che fare con l'incesto, semplicemente perché ho recensito Festen e i Tenenbaum (e ho intitolato gioiosamente il post "giornata internazionale dell'incesto", dimenticando che questa roba su internet è carta moschicida). Non oso immaginare la composizione media dei miei lettori. Comunque anche tra il resto delle ricerche spunta fuori qualcosa di, uh, interessante... ecco una breve selezione.

"Entarka" - considerato che ho scelto il mio nick espressamente perché non ha significato in alcuna lingua, non capisco perché qualcuno dovrebbe cercarlo accidentalmente.
"Xiovanni" - sono contento almeno di batterlo in popolarità, nell'elenco delle ricerche. Non ho comunque idea del perché qualcuno cerchi Xiovanni.
"Moon cake" - condoglianze. Quel dolce ha la consistenza del cemento a presa rapida, ed è appena meno digeribile. Lo so, ci sono passato.
"Cani leccate intime" - non posso fare a meno di pensare alla regola 36 di internet. Non so perché quella ricerca conduca qui, comunque. Giuro! Io odio i cani.
"Come conquistare simpatia" - se cerchi questa informazione su un blog, caschi davvero male ragazzo mio.
"Come riempire la lavatrice" e "dividere per porzione il pollo" - posso capire il trauma di uscire da casa di mamma senza sapere far nulla in casa, ma questo è ridicolo.
"film incestuosi con storie in italiano" - alcuni restringono il campo di ricerca, si.
"incesti familiari film" - opposti agli incesti tra non familiari. Comunemente detti "normali rapporti sessuali".
"incesto perché no" - mi vengono in mente almeno 3 ottime ragioni. 4, se sei figlio unico.
"Matrix - il cucchiaio" - errore 404: l'oggetto ricercato non esiste.
"Novelle cuisine" - ok...
"Novelle incesto" - ...ora sono confuso.
"swap.avi" - buon dio no..
"Tutto in famiglia movie incest" - sono consapevole che l'incesto è per definizione tutto in famiglia, ma trovo questa formula particolarmente disturbante, per qualche motivo.
"Scabro" - c'est moi!
"orge in palestra" - perché nulla è più erotico del sesso di gruppo sul tapis roulant.
"macchie di olio nelle pozzanghere" - il metodo di divinazione dell'era moderna, suppongo. Chi ha bisogno di fondi di caffè quando c'è sufficiente inquinamento?
"foto incesti piccoli" - non voglio capire.
"incesti familiari il film" - tratto da una storia vera?
"film più incestuoso" - non so quale sia l'unità di misura dell'incesto, ma propongo il MilliFesten.
"assicuratrice di cazzi 02 trailer" - il tipo di esperienza che non metterei sul curriculum.
"donne disturbate" - sono orgoglioso che questa ricerca punti qui.
"I need a ninfomane" - è diverso, a ninfomane needs you. E chiunque altro. Al mondo.
"vuoti nella barba" - mi spiace, ma non ho risolto questo problema.
"incesti sul po film" - immaginare un uomo che sussurra sconcezze alla sua sorellina con un marcato accento torinese? NON. EROTICO.
"incesto mia zia" - ma proprio la tua?
"rossetto blu" - la cosa triste è che so benissimo a che pagina punti.
"porno romantico" - difficile.
"biglietti decenti compleanni" - c'è qualcosa che non va nel tuo desiderio di fare gli auguri quando miri a biglietti 'decenti'.
"la maga si mette in bocca 30 cm di cazzo" - giuro che non ho la più pallida idea, in assoluto, di perché quella ricerca dia il mio blog come PRIMO risultato. Amo internet, comunque.
"ananas sperma" - addolcisce lo.
"ospedale giaccone graduatoria teni" - eh?
"il cazzo con l'equinozio" - hai anche tu problemi a distinguerli? Posso capirti... so che si confondono, ma ricorda: la differenza è che uno è l'organo riproduttivo maschile e l'altro un evento astronomico che avviene due volte l'anno.

Finite qui... almeno quelle interessanti. E così ora sapete anche voi di essere circondati da gente con... singolari fissazioni. Godetevi la permanenza.

See ya.

Scrivo un altro post su "come penso si debba comunicare" per due motivi essenziali:
Il primo è che ho ricominciato a studiare pedagogia sul libro peggio scritto del pianeta, e questo mi porta sia a riflettere sul perché sia scritto male sia a lamentarmene incessantemente al fine di non impazzire (il libro in sé è un capolavoro di involontaria ironia, visto che parla per decine e decine di pagine di come si dovrebbe educare.. in modo assolutamente incomprensibile).
Il secondo motivo è che questo è un periodo un po' di merda, quindi non ho voglia di sparare cazzate e questo è più o meno l'unico argomento serio di cui posso parlare senza scivolare in patetici piagnistei.

Attenzione. Il post è lungo e noioso come possono esserlo solo le riflessioni di qualcuno appassionato ad un argomento specifico.

Anyway, la riflessione del giorno parte dalla ridondanza, che è il termine chic con cui i linguisti chiamano il ripetere incessantemente le cose. Chiunque analizzi il linguaggio parlato si accorgerà che c'è una quantità spaventosa di ridondanza in quello che diciamo. Per quanto uno possa non crederlo coscientemente, in realtà siamo perfettamente consapevoli che l'attenzione del nostro prossimo va e viene, e nel linguaggio parlato aiutiamo il ricevente a riempire i buchi senza neanche accorgersene.
Il linguaggio scritto - sto pensando in particolare a un libro DI TESTO - è differente: chiunque può leggere e rileggere le stesse righe, e quindi il 90% degli scriventi (me compreso, la maggior parte delle volte) cerca di ridurre al minimo la ridondanza. Questo è un casino, perché il testo risulta più elegante ma anche più PESANTE, quindi si cercano modi differenti per snellirlo: rendere l'argomento interessante, concretizzarlo (ad esempio facendo esempi!), aggiungere aneddoti e battute o lasciando scivolare giù il registro, utilizzando cioè parole terra-terra che nessuno si debba scervellare per capire. Oppure ci sono metodi più grafici come grassetti, corsivi, maiuscole e divisioni in paragrafi che possono far "emergere" le parti importanti del testo.

Si, perché parte del cercare di farsi capire è fare una divisione del materiale in tre categorie: "non-importante" (che riguarda soprattutto esempi, o annotazioni che divergono dal discorso, pareri personali), "importante", cioè il tema di cui si sta parlando, e "basilari", che sono il tipo di cose che si metterebbero in un riassunto o una presentazione powerpoint, necessarie-ma-non-sufficienti a rendere il discorso, però utilissime come scheletro per ricordare il resto. Alla fine il primo e il terzo livello hanno lo stesso scopo, che è quello di fare da impalcatura per il secondo: è facile ricordare sia esempi che parole-chiave, ma è difficile ricordare tutto il discorso che sta in mezzo tra i due. Penso che la vera abilità dell'insegnante sia rimpolpare così tanto il primo e il terzo livello da rendere il secondo ricordabile. C'è da aggiungere, però, che mentre il terzo livello può essere *creato* dallo studente - sottolineando i punti chiave anche se non sono evidenziati graficamente nel testo originale - la mancanza di esempi, invece, uccide definitivamente le possibilità educative di un testo.
Esempio pratico, per applicare la regola :P
Se io mi ricordo che le personalità a livello psicotico hanno forti difficoltà nel pensiero astratto (livello basilare) e allo stesso tempo mi viene in mente che uno dei test utilizzati per la diagnosi è chiedere l'interpretazione di un detto popolare, che in genere viene spiegato come se avesse significato letterale (esempio pratico), allora mi viene naturale aggiungere che la difficoltà nel pensiero astratto dei pazienti psicotici si ripropone nel loro linguaggio, sebbene raramente questo sia visibile a prima vista, ed è quindi sconsigliabile utilizzare con loro in terapia comunicazioni che si basino in alcun modo sull'ironia o anche solo sul leggere-tra-le-righe, perché il messaggio che cercheremmo di trasmettere finirebbe distorto o perduto (secondo livello).

Non posso fare a meno di notare che mentre il livello basilare è stringato e carico di informazioni, il livello degli esempi è quasi sempre verboso e povero nel messaggio. Quindi immagino che il trucco stia nel bilanciare al meglio tra i due perché il libro non sembri né un elenco telefonico né una raccolta di barzellette. Seguendo questo ragionamento il secondo livello, bilanciato tra verbosità e contenuto, dovrebbe essere quello più ricercato, ma in realtà i libri che lo eleggono livello prediletto sono sempre, immancabilmente di una noia mortale. A meno che l'argomento non sia particolarmente interessante, che è qualcosa che non si dovrebbe MAI assumere nel momento in cui si scrive un LIBRO DI TESTO.
Comunque, anche se un libro scolastico deve porre attenzione particolare nel non far perdere pezzi allo studente, questo non significa che un libro di narrativa non abbia problemi molto simili. Suppongo che la manifestazione più evidente della ridondanza sia, in questo caso, il continuo ricordare "chi sta parlando" durante i dialoghi. Altri metodi sono in comune sia ai romanzi sia ai film: sebbene i film utilizzino il linguaggio verbale/visivo, che ha modalità di attirare l'attenzione molto diverse, li considero decisamente più simili ai testi di narrativa che al parlato comune, proprio perché cercano di ridurre la ridondanza al minimo. La ridondanza è in genere considerata cattiva forma in un medium che può ripetere e ripetere il proprio messaggio, anche se per quanto riguarda i film la ripetizione non è proprio agevole (al cinema non si può tornare indietro! Quante volte devo chiedere a chi è accanto a me di ripetere quello che i personaggi hanno appena detto...). Posso certamente capire perché si vogliano evitare le ripetizioni: diventano sempre più evidenti col numero delle volte che viene visto un film. Provate a guardare due volte di seguito mezz'oretta del Signore degli Anelli e vi sfido a non essere frustrati dal continuo ripetere "l'unico anello" e "Sauron l'oscuro signore". Ma, devo dire, la prima volta aiuta: non dimenticherei mai che quel film parla dell'unico anello, e se in qualsiasi momento mi distraggo, so comunque che l'obiettivo finale è sconfiggere Sauron. Funziona. Altro esempio che mi viene in mente è Little Miss Sunshine: tutti i libri e tutti i film ripetono continuamente i nomi perché ci rimangano impressi. Ci ho messo una buona mezz'ora a ricordare il nome di Richard. Allo stesso tempo, ho letto commenti di molte persone criticare il personaggio di Cheryl perché la sua unica funzione, praticamente, era ripetere continuamente i nomi degli altri (soprattutto "Richard!!"). Potrò essere preso in giro per questo, ma non l'ho effettivamente notato fino alla seconda visione del film. Da lì, e ogni visione successiva, il suo incessante ripetere "Richard!!" appare progressivamente più ridicolo.
Una cosa però differenzia la narrazione dai libri di testo: se stai raccontando una storia, NON TUTTO ha bisogno di essere ripetuto per essere ricordato. I colpi di scena e gli eventi drammatici si fisseranno automaticamente, e ogni tipo di ridondanza in proposito risulterà persino fastidiosa. Il film 'I Tenenbaum', in realtà, basa buona parte del suo senso dell'umorismo sulla ridondanza inappropriata.
Lei: "stai o non stai...?"
Lui: "cosa? Morendo?"
...oppure
Il figlio: "sai che anche Rachel è sepolta lì?"
Il padre: "chi?"
Il figlio: "MIA MOGLIE."
Il padre: "Ah, davvero? Bene!"
...per non parlare di quanto spesso il padre ricordi a Margot che lei è figlia adottiva, nei modi più involontariamente sgradevoli che si possano immaginare.
Un'altra situazione in cui la ridondanza è dannosa è nell'utilizzo di una pistola di Chekhov (un dettaglio che sembra irrilevante quando viene menzionato la prima volta, ma diventa importante nel corso dell'opera - come una pistola decorativa appesa a un muro che, nel climax, venga utilizzata per uccidere un personaggio). In questo caso si è nella posizione sgradevole di dover far ricordare un dettaglio, ma non così tanto da far intuire il colpo di scena anzitempo. Confesso candidamente di non avere la più pallida idea di come si possa compiere una magia del genere, ma di sicuro so come si può rovinarla, sia rendendo palesissima l'importanza dell'oggetto - vedi il maledetto ciondolo de La Casa - sia rendendo l'oggetto così apparentemente inimportante da far frustrare il lettore (qui mi vengono in mente le aquile che salvano Gandalf, appena appena menzionate fino a quel punto).

...ok, sto divagando, ma il succo è: ripetere serve, ma farlo indiscriminatamente no. Nei testi scritti e, soprattutto, nei film bisogna trovare un equilibrio in modo da permettere di seguire agevolmente senza però esagerare (e in genere l'esagerare sta nella QUALITA' delle cose sottolineate piuttosto che nel QUANTO... ricordare anche una sola volta che un personaggio è di colore può risultare più ridicolo/offensivo che far ripetere quattrocento volte "Richard!!"). Nei libri di testo invece la ridondanza non guasta mai, perché per quanto possa essere scontato qualcosa è meglio ripetere una volta di più piuttosto che una di meno (anche se effettivamente è molto meglio cementare le conoscenze con esempi e parole chiave piuttosto che ripetere con poche variazioni la stessa frase). Un piccolo trucchetto che aggiunge ridondanza "invisibile" sono le congiunzioni avversative (ma, però, invece): in una sola parola sintetizzano "la frase precedente diceva qualcosa in opposizione a questo... nel caso ti fosse sfuggito"

Un altro elemento importante e sottovalutato è la comunicazione non verbale. Ad esempio, io sono tra quelle persone che hanno tante difficoltà a parlare a telefono, perché normalmente baso parecchia della mia comunicazione su movimenti ed espressioni (faccia a faccia) o sulla punteggiatura (in forma scritta). Se qualcuno mi parla a telefono, deve abituarsi al fatto che gli chiederò di continuo di ripetere le frasi, perché spesso non sono letteralmente in grado di capire le parole. Non so se sia una cosa che capiti un po' a tutti (anche Marco si lamenta che le persone si mangiano le parole a telefono) o se io in particolare abbia problemi di sordità selettiva. Comunque è una cosa che non si limita al telefono, viste le mie difficoltà a scrivere con chiunque usi la punteggiatura scorrettamente o, peggio, non la usi affatto. Una cosa che ho notato di recente, e che mi ha molto stupito, è che persino il log di una chat perde - almeno per me - gran parte del suo contenuto, che sta nella rapidità con cui le persone si scrivono (non a caso ho molto più piacere a scrivere mail, coi miei ritmi, che a riceverle o rileggerle - il discorso perde molta intonazione senza la lentezza nello svolgersi delle frasi). La cosa è assurda, perché nella chat la comunicazione non verbale è già ridotta al minimo, eppure apparentemente C'E' perché ne sento la mancanza appena viene eliminata. Lo stesso messaggio di msn "X sta scrivendo un messaggio" modula il nostro modo di scrivere e ci fa assumere implicitamente turni nel parlare.
Ora, se informazioni così minime cambiano la forma della comunicazione trovo terribile pensare all'effetto che possa esserci nel passare dalla comunicazione faccia a faccia (massima comunicazione non verbale) ad un libro di testo (comunicazione non verbale minima, data esclusivamente dall'impaginazione, dalla punteggiatura e da altri segni grafici come il grassetto). Non è un caso che dopo un paio di giorni che ho scritto qualcosa sono incapace di ridargli ritmo nel rileggerla. Tutta questa informazione, o quasi, viene perduta nel passaggio. A volte penso persino che sia impossibile non modificare un libro nel leggerlo - perché se leggo un brano con la mia voce, la mia cadenza e la mia intonazione decisamente non è più il brano scritto dall'autore. Avrà ritmi diversi e veicolerà diverse immagini. Saranno importanti dettagli casuali e ignorate cose potenzialmente importanti. Immagino sia parte del meccanismo per cui non tutti ricordano le stesse cose di un romanzo (sono sempre stupito di come, di Cent'Anni di Solitudine, solo io sembri ricordarmi della grandiosa Amaranta), visto che il tono diverso d'una frase può banalizzare una scena epocale e viceversa. Questo succede sicuramente meno nei film, cadenzati dagli attori e dalla colonna sonora, e su cui incide solo la nostra attenzione selettiva, e poi l'interpretazione.

Divagando, ma mi sembra importante...
Trovo quasi devastante pensare che qualunque nostro testo sarà modificato, storpiato, e potenzialmente frainteso da ogni lettore. Non sto neanche parlando del livello in cui si INTERPRETA, perché lì è comprensibile. Pensare addirittura che elementi potenzialmente importanti saranno perduti, altri saranno ingigantiti, e molti altri - che è la cosa più odiosa - inventati e inseriti senza accorgersene. Suppongo che comunque sia destino, anche al di fuori della scrittura, SOPRATTUTTO al di fuori della scrittura, non essere capiti (e sa il cielo quanti giudizi attiriamo perché il nostro prossimo vede a modo suo). Il potere del lettore sul testo è comunque limitato, come testimonia la quantità di autori che mi sono risultati antipatici o col cui modo di scrivere, più semplicemente, non sono mai riuscito ad entrare in contatto. Il fatto stesso che possa distinguere autori con personalità diverse testimonia che non è tutta distorsione. Quello che non ho ancora capito è se la scrittura sia effettivamente una forma migliore della comunicazione vis a vis per quanto riguarda il trasmettere un messaggio senza distorsioni. In parte penso di sì: poterlo rileggere fa sì che non si perdano pezzi nel flusso del parlato, ed è molto più difficile manipolare un dialogo nero su bianco. D'altra parte, però, quell'intera fetta di comunicazione (il non verbale) che sparisce potrebbe essere potenzialmente riempita dal 'nostro'. Quindi se a livello di messaggio letterale si perde molto meno, a livello emotivo le distorsioni aumentano ...e visto che non siamo psicotici non solo badiamo molto al lato non letterale di un messaggio ma tendiamo, penso, addirittura ad inserirlo laddove mancante o perduto.

Probabilmente a forza di scrivere mi sono imbarcato in un discorso molto più complesso dell'importanza della ripetizione (che già non è un argomento semplice), ma penso sia comunque un argomento importante da affrontare prima o poi. E' tardi, sono quasi le due, ma un paio di pensieri ancora voglio buttarli giù, per quanto abbia decisamente divagato dall'argomento principale.
Ciò che voglio dire... è che là fuori è un disastro, un impero di apparenze e giudizi affrettati, e raramente un rapporto supera la scorza superficiale, quindi con le apparenze bisogna imparare a badare - o combatterle. Credere che la scrittura sia un rifugio sicuro, che un rapporto di parole sia più autentico potrebbe essere un'illusione come no, e questo non mi è ancora chiaro. Sono il tipo da preferire le forme permanenti di comunicazione, ma per quanto la carta si preservi, al di fuori del contesto in cui è stata scritta non conserva molto più del suo significato letterale. Se una persona va al di là del significato letterale di ciò che dice, e penso che sia così, allora comunque una comunicazione di questo tipo - sicuramente più diretta nei suoi contenuti - potrebbe portare a un'opinione superficiale. Non so se la ricerca dell'autenticità sia un'impresa folle o se realmente si possa fare qualcosa per avere rapporti sociali senza cedere al self-marketing.

Penso che quest'ultimo paragrafo sia confuso, fumoso, e probabilmente scritto male rispetto al resto, ma io per primo non ho ancora le idee chiare sull'argomento e dovrei rifletterci ancora un po'. Di sicuro però non è inimportante... in fondo, se una divagazione cattura il discorso è perché è potenzialmente più importante del discorso stesso, giusto no? O forse è la diretta evoluzione del discorso, perché parlare delle forme di comunicazione è interessante e importante, ma lo si fa proprio per comunicare meglio (che nella mia ottica è sostituire l'apparenza con la sostanza, che non è compito da poco, soprattutto dato che gli stessi canali comunicativi sono apparenza, vedi lo scrivere in maniera esageratamente forbita).
Mi riservo comunque di continuare il discorso in un altro momento, a mente più lucida e dopo averci pensato più a lungo. Probabilmente in forma privata e non sul blog, sebbene MI AIUTI scrivere per il pubblico (mi impedisce di tagliare gli angoli e, quindi, mi fa riflettere meglio).

Beh, mi tocca studiare ancora un po' prima di dormire, visto che oggi non ho fatto un cazzo. Ma ultimamente sono nottambulo, quindi mi va bene.

See ya.

Tirocinio extra-sux

A dimostrare a tutto il mondo le mie tendenze bipolari, dopo un post telegrafico-esaltato ecco un post deprimente perché mi sento depresso.
Ho fatto stamattina il famoso colloquio cominciato simpaticamente con "accidenti, ci sono davvero tanti tirocinanti che fanno domanda!". L'associazione dove sono andato è il Notes Magico, e considerato che il titolo è una raffinata citazione freudiana sapevo benissimo che entravo nella tana dei lupi. Insomma, la signora che mi ha fatto il colloquio era palesemente parte dello Zoccolo Duro della psicoanalisi (zoccolo a cui appartiene la regina di cuori, che ricordo con immutato affetto. E supremo terrore). Naturalmente, con la lingua lunga che ho, in tempo dieci minuti ho definito Totem e Tabù datato ("lei crede?"), ho ammesso candidamente che volevo passare all'1PS, cioè il corso cognitivo (che a livello strategico è un po' come fare il saluto fascista entrando in un centro sociale), ho detto che ho amato studiare il rorschach con l'UNICO sistema non psicoanalitico e ho chiamato 'illeggibile' un libro di psicoanalisi hardcore. La signora comunque non ha neanche inarcato un sopracciglio, probabilmente perché avrà perfezionato la sua faccia da poker con altri squilibrati. Si è limitata a rimbeccarmi qua e là, dandomi tra l'altro i peggiori consigli che si potrebbero mai dare a uno studente di psicologia (tra cui "faccia pratica clinica coi suoi amici", che come consiglio è utile quanto "provi ad andare a letto con quel paziente e vediamo che succede").

Colloquio terminato con l'orrenda frase "in caso ci faremo sentire tra 10 giorni per un secondo colloquio, ma se non la chiamiamo entro quella data continui a cercare", il cui significato si limita alle ultime 3 parole.
Merda.


Victory!

Sono a Padova, ho preso possesso della MIA NUOVA CAMERA (straubermegafigherrima, detto tra noi), ho di nuovo accesso ad internet e alle mie cose, le vacanze sono finite, c'è un caldo delizioso e il 20 ho un COLLOQUIO PER IL TIROCINIO.
Sono il re del mondo.

Comunicazione di servizio

Internet kaput. Tornerò quando possibile. Domani, Londra. Per una settimana.

La psicosi dilaga


Finalmente ho di nuovo internet! Ma, SOPRATTUTTO, finalmente ho di nuovo una cucina funzionante! A causa dei lavori sono andato tre volte al McDonald in una settimana. Ci ho guadagnato un bicchiere della Coca Cola, un'epatite, il numero di cell di Ronald McDonald (nella foto) e la cittadinanza onoraria americana.

Al di là di questo, novità! Oggi è successo uno di quegli avvenimenti che mi ricordano una lezione fondamentale della vita: la gente è mastodonticamente ritardata, e senza vergogna. Personaggi: io, Fabio e Giovanna. La donna da 3 personalità tutte idiote. Beh, Fabio è il mio solito coinquilino, Giovanna è una esimia sconosciuta anche per me: ha chiamato per la casa una settimana fa (anzi per l'esattezza ha scritto un sms... "posso venire a ved la casa mart o merc?"). Anzi... specifichiamo: ha scritto DUE sms. A me e Fabio. Simultaneamente. E qualche giorno dopo, ha dato a entrambi appuntamento per le 17. Al che io rispondo sì e Fabio non risponde (ci capita spesso che qualcuno contatti tutti e due per "essere sicuro". Sono MOLTO rari gli idioti che non si accorgono che i due annunci riportano lo stesso indirizzo).
Problema: Giovanna era convinta che effettivamente stesse prendendo appuntamento per due case diverse. Alla stessa ora, si. Insomma, si presenta da noi, via Liberi 1, campanello Zoffra (non penso di violare la privacy di nessuno visto che il cognome è orrendamente storpiato - SUL CAMPANELLO). Alle 16 e 15 suona e sale a vedere la casa, madremunita.
Piccola digressione su un mistero della vita: indipendentemente dallo stato della casa, qualunque ragazza venga a vederla avrà la stessa smorfia di compìto disgusto dipinta sul volto. Ci sono giorni in cui entrano in un piccolo tempio all'entropia, con cumuli di immondizia e una quantità di detriti che rivaleggia con le case di Silent Hill, e reagiscono con compito disgusto. Altri giorni, vengono accolte con tappeto rosso ed entrano in sale pulite come ospedali e ordinate come l'ufficio di un gerarca nazista. Reazione: compito disgusto. Insomma, le presentiamo la casa senza che lei faccia alcuna domanda eccetto la classica "ma siete solo ragazzi?". Risposta: "per ora sì, ma ci sono tre posti vuoti e non sappiamo se saranno occupati da ragazzi o ragazze". Compito disgusto sul volto.
Poi arriva una domanda curiosa: "sentite, ma io ho un appuntamento per un altro appartamento in questa strada.. è questo?". Beh, che ne sappiamo noi. Anche io quando cercavo casa ho trovato un annuncio per questa stessa via, diverso numero civico. Allora specifica il numero di telefono: 348/*****911. Non è mio. Io e Fabio controlliamo... non è di Marco, Thomas o Michele. Controllo persino Emilia, che non si sa mai. Nulla... ok, sarà un altro appartamento. Salutiamo Giovanna & Madre, che se ne vanno.
Più tardi - cosa che sarà resa palese dagli eventi seguenti - giungiamo a sapere che il numero appartteneva A FABIO, che NON L'HA RICONOSCIUTO. Glielo perdono perché l'ha cambiato da poco, anche se sono perplesso sul perché non abbia controllato.
Ignaro al momento di questo, comunque, cinque minuti dopo assisto alla seguente conversazione tra Fabio e una ragazza a telefono.
G: "Salve, avevo appuntamento per vedere la casa"
F: "Ah... sei Angela?"
G: "No, mi chiamo Giovanna."
F: "Ah. Ma sei la Giovanna che è appena venuta a vedere la casa?"
G: "No non sono io. Puoi darmi l'indirizzo e il campanello?". (ri.tar.da.ta!)
F: "(sospiro) Via Liberi, campanello Zoffra"
G: "Ah. Allora sono io. Ciao, scusa. *click*"

Dopo aver verificato la dinamica degli eventi con un rapido controllo alla mia rubrica, capiamo l'equivoco. Grasse risate, espressioni di incredulità e finisce qui.
Due minuti dopo arriva un sms, per motivi misteriosi sul MIO cellulare.

Giovanna: "devo suonare al campanello Zoffra?"

Poso via il cellulare scoraggiato, non rispondo e perdo altra fiducia nella razza umana. Ho il serio sospetto che sia ancora qua sotto ad attendere risposta.

Trailer

Programmato in prossima visione:



...ho detto tutto.

Coinquilinaggio

Posto che questa casa è un magnete per squilibrati, cosa che già si sapeva, Silvia ha raggiunto nuove vette.
E' venuta, si è presentata, abbiamo parlato un po' (entro 20 minuti aveva già suggerito di UCCIDERE un CANE - come cattive presentazioni confesso che mi batte), poi si è chiusa in camera.
Non l'ho vista per tutta la mattinata, poi dieci minuti fa mi ha dato le chiavi di casa e se n'è andata.
Motivazione: ci sono troppe macchine, non riesco a dormire.
Addio.

Commento di Fabio: ha fatto bene.

. . .

Mi sfugge qualcosa?